Roma-Napoli, Curva Sud chiusa: “Giustizia” a furor di media La decisione del Giudice per gli striscioni contro la madre di Ciro apre ad una serie infinita di interrogativi.

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Autore: La Redazione

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Curva Sud chiusa per un turno: è questa la sanzione decisa dal Giudice sportivo di Serie A per gli striscioni contro la madre di Ciro Esposito, esposti dai tifosi della Roma durante la partita di sabato 4 aprile contro il Napoli. Provvedimento che verrà scontato il 19 aprile, in occasione del match che vede i giallorossi ospitare l’Atalanta.

Una sanzione dal sapore di strumentalizzazione, di becera vendetta e di violazione di ogni libertà di espressione. Una giustizia sommaria che coinvolge una società di calcio, una intera tifoseria, in nome di cosa? Dell’esposizione di un pensiero, condivisibile o meno, di alcuni singoli tifosi. Un messaggio indelicato, per molti inopportuno, ma espresso in un modo pacato, di certo non deputato ad oltraggiare la memoria di Ciro Esposito, bensì a criticare il comportamento di Antonella Leardi, madre del tifoso partenopeo ucciso. Ritenere “triste” il lucrare sulla morte del figlio, facendo un chiaro riferimento alla onnipresenza della signora Leandri in tv e sui media, e alla sua pubblicazione del libro “Ciro vive”, rappresenta una condotta discutibile, ma non condannabile. E qualora vi fosse una legge specifica – che non c’è – che vieta e sanziona l’esposizione allo stadio di contenuti non condivisi con la scusa di ritenerli “provocatori”, ci si dovrebbe interrogare perché si faccia giurisprudenza solo in alcuni casi.

Stesso discorso per la ridicola la legge contro la discriminazione territoriale applicata durante lo scorso campionato. Una legge che prevedeva una sanzione pesante nei confronti dei tifosi che inneggiassero cori contro la città di Napoli, e non contro le altre città. Una legge rifiutata dai tifosi partenopei stessi. Una legge ritirata con la stessa, pericolosa disinvoltura con la quale venne introdotta.

Tornando agli striscioni contro la madre di Ciro Esposito. Qualora fosse illegale esporre quel tipo di pensiero, perché dovrebbe pagare la Roma e l’intera tifoseria? Come potrebbe essere ritenuta responsabile la società giallorossa dell’entrata nello stadio di un determinato striscione e sopratutto in che modo potrebbe evitarlo?

Altro aspetto poco chiaro della vicenda. Se si punta il dito sul potenziale provocatorio di un contenuto, come mai non è stato ritenuto offensivo il messaggio Ogni parola è vanaSe occasione ci sarà, non avremo pietà”, esposto dai tifosi partenopei in seguito della morte di Ciro. O ancora “Ciro, non faremo festa finché di Gastone non avremo la testa. Romanista infame”, altro messaggio d’amore sbandierato al San Paolo. Per non parlare delle decine di striscioni esposti dai tifosi Juventini “in ricordo” della tragedia di Superga che coinvolse il grande Torino.

La sensazione è che l’applicazione di sanzioni a furor di media non sia la soluzione ai tanti mali che affliggono il calcio italiano. Rapide sentenze che generano confusione ed incertezza, lasciandoci l’idea di una giustizia con poche luci ed ancora troppe ombre.

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