Roma e la “mafia” per la gestione del manto stradale L'inchiesta del pm Erminio Amelio porta alla luce il malaffare celato dietro la manutenzione del manto stradale capitolino.

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Autore: La Redazione

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Roma e le buche. Un connubio ormai secolare che provoca danni e disagi di ogni tipo ma resta sempre lì, alla stregua di colonne imperiali, pini e sanpietrini.

Perché non si è mai riuscito quantomeno a tamponare il problema?

Una risposta è arrivata proprio oggi. L‘inchiesta del pm Erminio Amelio, che la scorsa settimana ha portato all’arresto di 22 persone per corruzione e concussione, ha scoperchiato una cloaca pregna di bailamme e malaffare. Per quanto riguarda le “il problema buche”, è stata individuata una serie di appalti per la riqualificazione del manto stradale, assegnati senza alcuna gara e in momenti – seppur rari – in cui non vi era bisogno. Ad insospettire gli inquirenti, tra le tante incongruenze, è il fatto che siano sempre le stesse ditte ad aggiudicarsi gli appalti in questione. Quindici società che da anni si spartiscono tutti i lavori di manutenzione in affidamento diretto.

La procura, durante il corso dell’inchiesta, è riuscita ad acquisire una lettera che l’Autorità garante sugli appalti (allora “Autorità di vigilanza sui contratti pubblici”) ha inviato nel 2011 al gabinetto del sindaco: “In particolare – scriveva l’Avcp - si rileva come nell’anno 2010, 18 imprese siano risultate affidatarie di ben 86 appalti, sia come impresa singola che in Ati, di cui 77 con affidamento diretto. Quindici di queste imprese erano già state assegnatarie di 92 appalti nel triennio 2007-2009, di cui 72 in modo diretto”.

La fetta della torta più ghiotta è rappresentata da un complesso di 40 lotti per un valore complessivo di 50 milioni di euro, derivati dal precedente appalto all’Ati con a capo la Romeo gestioni. Capire perché sempre le stesse aziende mettessero le mani sui suddetti appalti e in cambio di cosa è l’obiettivo del pm.
L’inchiesta ha puntato i fari anche sull’Unità organizzativa tecnica del XIX Municipio. Secondo gli inquirenti, a capo del sistema ci sarebbero il dirigente della Uot, Antonio Adamo, e alcuni funzionari, che avrebbero ricevuto bustarelle da costruttori corrotti in cambio di favori. Adamo, si legge in un’informativa datata novembre 2012, “avrebbe anche ottenuto di ristrutturare senza spese l’appartamento in cui abita”.

Come scrivono gli investigatori della Polizia municipale,i lavori sarebbero stati eseguiti da un imprenditore in cambio dell’aggiudicazione dell’appalto di manutenzione dei padiglioni in cui si trova la sede degli uffici del Municipio”.

 

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