Omicidio del gioielliere: luci e ombre di una verità “comoda” Dopo l'insolito arresto, il presunto assassino si è suicidato in carcere in circostanze singolari, lasciando dubbi sul caso. La procura di Roma ha aperto un'indagine.

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Autore: La Redazione

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Una tragica pagina di cronaca con un epilogo altrettanto macabro. Si può così riassumere quanto accaduto pochi giorni fa nel signorile e centrale quartiere Prati di Roma, precisamente in una gioielleria di via dei Gracchi. Allora perse la vita Giancarlo Nocchia, noto orefice e titolare dell’esercizio, aggredito e ucciso da un uomo in seguito ad una rapina in pieno giorno.

Dal ritrovamento del corpo, ormai senza vita, è scattata una vera caccia all’uomo. Il morboso occhio dei media si è fatto sempre più pressante, seguendo le indagini, ipotizzando piste, tracciando identikit, intervistando testimoni, e tutto il repertorio figlio della pertinacia ossessiva del momento.

E proprio quando probabilmente Barbara D’Urso stava meditando di sospendere le meritate vacanze per dedicare una “salottata” al caso, ecco il colpo di scena. Il presunto assassino fermato dagli investigatori in treno in direzione Roma. Si tratta di Ludovico Caiazza, 32enne campano, già noto alle forze dell’ordine. Al momento dell’arresto l’uomo era in possesso di pistole, tutta la refurtiva, delle dosi di metadone (che ne attestavano il movente della tossicodipendenza), addirittura il cellulare della vittima e una lente da orefice. Insomma tutto il “kit” di colpevolezza.

La dinamica appare quantomeno singolare. Un uomo, braccato da tutto il Paese, sparato dai media ovunque, che gironzola per il Lazio a bordo di un treno con un fagotto di prove schiaccianti al seguito. Ad ogni modo, la notizia potrebbe trovare attendibilità se contestualizzata in una cornice di disagio, tossicodipendenza e stato confusionale. Un quadro, questo, che però poco va a braccetto con l’identikit del presunto killer tracciato prima dell’improvviso fermo di Caiazza. Si parlava di un colpo premeditato, di un “professionista”, di qualcuno di conosciuto alla vittima o comunque di un assassino capace di conquistare la fiducia di Giancarlo Nocchia, persona assai diffidente che, in seguito a svariati tentativi di rapina negli anni, non avrebbe mai aperto il negozio a qualcuno di poco rassicurante. Una serie di tracce difficilmente riscontrabili in un tossico allo sbando.

Una serie di interrogativi destinati a rimanere tali. Caiazza, dopo essere stato portato ieri nel reparto di Grande sorveglianza di Regina Coeli, si è suicidato in serata. A trovare il corpo sono stati gli agenti della polizia penitenziaria. Gli uomini del 118, arrivati ben “7 minuti dopo”, hanno potuto solo constatarne il decesso.

Il presunto killer, dopo aver sorpreso tutti per le dinamiche del suo arresto, si è quindi abbandonato ad un sinistro clichè. Non avrebbe retto alla pressione ed avrebbe affidato la sua ‘malavita’ ad un pezzo di lenzuolo. Dietro le sbarre, solo, perché Caiazza non aveva compagni di cella a causa dei suoi “precedenti per violenza sessuale”.  Il controllo del detenuto doveva essere eseguito ogni 15 minuti con obbligo di firma da parte dell’agente. L’ultima firma è quella delle 22.30. Alle 22.45 – con una precisione da orologio svizzero – il ritrovamento e la chiamata del 118.

Un epilogo visto e rivisto, quasi scontato. E per questo è mai possibile che nessuno abbia potuto quantomeno ipotizzare uno gesto estremo, considerato il tanto “disagio psicofisico” sbandierato dalla psicologa del carcere con la quale il 32enne aveva avuto un colloquio ieri pomeriggio?

Stamane Caiazza avrebbe dovuto sostenere l’interrogatorio di garanzia, un procedimento prima del quale è da prassi imporre al detenuto uno stato di massima sorveglianza. Una inspiegabile eccezione che in questo caso ha fatto la differenza.

Restano ombre, dubbi, brandelli di verità che difficilmente prenderanno corpo. Una fine “comoda” per tutti, giusta per nessuno. Non è giusto per Giancarlo Nocchia, per la famiglia e anche per Ludovico Caiazza che, fino a prova contraria, resterà il PRESUNTO killer del gioielliere.

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo.

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