Mafia Capitale, il Comune di Roma non sarà commissariato Riorganizzazione dei municipi sul "modello Ostia", con l'affidamento ai viceprefetti la guida di quelli più coinvolti nelle inchieste.

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Autore: La Redazione

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Dopo ore di dibattito tra Franco Gabrielli e il procuratore Giuseppe Pignatone sulle tematiche di ordine e sicurezza, stando alle prime indiscrezioni filtrate attraverso il muro di silenzio imposto dal prefetto, sarebbe emersa una soluzione dal sapore di compromesso. Nessuno scioglimento del Comune per mafia ma il commissariamento di alcuni dipartimenti risultati particolarmente permeabili alla criminalità organizzata, uno su tutti quello delle Politiche sociali. Verrà inoltre preposto un commissario per alcuni singoli municipi, una sorta di viceprefetti sulla falsa riga di Ostia. Si interverrà, dunque, con la rimozione di singoli funzionari o con lo scioglimento di uno o più Municipi inquinati dal sistema corruttivo.

Un provvedimento deputato a non fare di tutta l’erba politica un fascio compromesso, bensì a porre la lente sulla macchina amministrativa ampiamente collusa con il malaffare, ora per la gestione di appalti, ora per la disposizione di soldi pubblici.

Meccanismi che, secondo la Commissione d’accesso, avrebbero creato “un’alterazione del procedimento di formazione degli organi elettivi e amministrativi” tali da compremettere “il buon andamento e l’imparzialità” dell’amministrazione stessa. Stando a quanto sostenuto dagli ispettori, infatti, il clan di Carminati e Salvatore Buzzi ha “condizionato pesantemente il contesto politico e amministrativo romano, determinando la nomina di personaggi graditi in posizioni strategiche” e “realizzato una sistematica infiltrazione del tessuto imprenditoriale e delle istituzioni locali attraverso un diffuso sistema corruttivo”. Ma siccome per Gabrielli e Pignatone esiste discontinuità tra la giunta Alemanno e quella Marino, l’ipotesi che si sta facendo strada ruota attorno al comma 5 dell’articolo 143 del Testo Unico sugli Enti locali: “Anche nei casi in cui non sia disposto lo scioglimento, qualora la relazione prefettizia rilevi la sussistenza degli elementi di cui al comma 1 (…), con decreto del Ministro dell’interno, su proposta del prefetto, è adottato ogni provvedimento utile a far cessare immediatamente il pregiudizio in atto e ricondurre alla normalità la vita amministrativa dell’ente, ivi inclusa la sospensione dall’impiego del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte dell’autorità competente”.

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