I 5 piatti che un romano deve “avè magnato” almeno una volta Un breve viaggio lungo il gusto della tradizione culinaria capitolina.

<span class="entry-title-primary">I 5 piatti che un romano deve “avè magnato” almeno una volta</span> <span class="entry-subtitle">Un breve viaggio lungo il gusto della tradizione culinaria capitolina.</span>

Autore: La Redazione

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Semplice ma forte, “de core” ma mai banale, umile e al tempo stesso travolgente. Quello che appartentemente può sembrare il profilo di un romano, è in realtà l’accennata sintesi della tipica cucina capitolina. Segno, questo, della capacità della cultura culinaria di rappresentare fedelmente un popolo, grazie ad un ancestrale rapporto simbiotico: un intimo legame che ci lega indissolubilmente con le nostre origini.

Ogni città, dunque, ha nella propria storia un angolo culinario tramite cui esprimere e difendere la propria appartenenza. Roma, ovviamente, non può essere da meno. In una vecchia trattoria o sgraffignando dal pentolone di una nonna ai fornelli, ecco 5 piatti tipici che almeno una volta nella vita un romano DEVE aver mangiato.

Poiché alcune pietanze sono state “vittime” della globalizzazione culinaria, dando vita ad improvvide rivisitazioni e a scabrose storpiature, nella nostra lista non trovano spazio piatti come carbonara, amatriciana e saltimbocca, in quanto non ritenuti strumenti affidabili per questo “test di romanità”.

1) GNOCCHI ALLA ROMANA

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Un test attendibile è rappresentato senza dubbio dallo gnocco alla “semoletta”: dei dischetti di semolino, sommersi da burro e parmiggiano, gratinati e ancora bollenti. E, come tradizione vuole, rigorosamente di GIOVEDI’!

2) BACCALA’ ALLA ROMANA

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Se il giovedì è gnocchi, il venerdì non può prescindere dal baccalà, o meglio, il baccalà alla romana. Se non il venerdì, magari durante un pranzo natalizio, comunque è un piatto che non può non aver deliziato almeno una volta una tavolata capitolina. La semplicità del baccalà col il gusto inconfondibile “der sughetto” con le olive, i pinoli e l’uva passa, che, se fatto a mestiere, dopo chiama “scarpetta”!

3) ANIMELLE FRITTE

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Poi, della serie “basta che è fritto è bono tutto”, non possono non mancare le animelle fritte. Recuperate dalle interiora di bovini e ovini, quello che per molti può risultare addirittura disgustoso, passato in farina e fritto in padella col burro, diventa una vera “chicca”!

4) CORATELLA D’ABBACCHIO

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Reduci dai festeggiamenti pasquali, non possiamo non nominare un piatto indispensabile nella vita di un romano doc: la coratella d’abbacchio. Un piatto povero, fatto di cuore, polmoni e fegato dell’animale, che, se unito ai carciofi…come altro dire…”E’ la morte sua”!

5) PUNTARELLE

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Nel viaggio ipercalorico della cucina capitolina trovano spazio anche i contorni. Su tutti – cicoria a parte – contraddistingue il curriculum culinario di un romano doc la classica puntarella: germogli dell’insalata catalogna innaffiati da filetti di acciuga, aglio, sale, pepe, olio e aceto, per un gusto che lascia il segno.

 

E voi, quanto siete “romani” a tavola?

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