“Fiore Calabro”: il cimitero di Prima Porta nelle mani della ‘Ndrangheta La polizia ha arrestato tre esponenti di vertice della 'ndrangheta calabrese che operavano nella provincia di Roma.

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Autore: La Redazione

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Stamani sono finiti in manette tre esponenti di vertice della ‘ndrangheta calabrese. I tre, riconducibili alle cosche ‘ndrine Palamara – Scriva – Mollica – Morabito, operavano all’interno della provincia di Roma e – secondo gli investigatori – gestivano “ramificati interessi criminali e imprenditoriali nella zona Nord della provincia di Roma e nella Capitale”. In parallelo agli arresti sono state eseguite numerose perquisizioni su tutto il territorio nazionale e diversi sequestri di attività commerciali e imprenditoriali, nonché immobili, per un valore di oltre 100 milioni di euro.
Il business principale in mano alle ‘ndrine si basa sul monopolio del commercio di fiori attorno al cimitero di Prima Porta, a Nord della Capitale. Stando ai primi accertamenti forniti dalla squadra mobile di Roma, il commercio all’ingrosso dei fiori che riforniscono i chioschi attorno al campo santo sarebbe nelle mani di una società legata alla cosca. Da qui prende l’inchiesta prende il nome di “Fiore Calabro”.

Avrebbero intestato attività commerciali e beni a prestanomi per sfuggire al sequestro preventivo i tre arrestati. Si tratta di Placido Antonio Scriva, Domenico Morabito e Domenico Antonio Mollica, attualmente ricercato. Sono tutti pluripregiudicati per associazione a delinquere di stampo mafioso, porto d’armi abusivo, omicidio e sequestro di persona. Sono ora ritenuti responsabili del reato di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. I tre vivevano a Roma da circa trent’anni ed abitavano a Rignano Flaminio, a nord della Capitale.

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