Dismissione immobili comunali, “Marino svende Roma”: rissa in Campidoglio La bagarre è nata durante la discussione sulla delibera del patrimonio immobiliare del Comune di Roma.

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Autore: La Redazione

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Ennesima triste cartolina offerta dall’Aula Giulio Cesare di Roma. Spintoni, urla, insulti; questi gli ingredienti dell’ultima bagarre che ha preso vita durante l’Assemblea Capitolina, subito interrotta. Tema del giorno la delibera per la dismissione del patrimonio immobiliare del Campidoglio. Di fronte alla richiesta di invertire i lavori – chiesta e ottenuta dalla maggioranza per cominciare subito la discussione sulla delibera 88 – è esplosa la rabbia dell’opposizione. Opposizione che ha ricevuto questa mattina, dall’assessorato al Patrimonio, l’elenco dei nominativi dei locatari, ma non legati all’immobile di riferimento.

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Immediate le proteste dei consiglieri presenti, poi l’intervento dei militanti di Ncd, guidati dalla coordinatrice Roberta Angelilli. Esposti cartelli con scritto “Svendesi immobili di lusso, anche per morosi”. Iniziativa anche del capogruppo della Lista Marchini, Alessandro Onorato, il quale ha esibito un cartone che ritraeva Ignazio Marino con la scritta “Svendo Roma”. E’ allora è scattata la reazione della maggioranza. E allora giù di spintoni e schiaffi, fino all’inevitabile sospensione della seduta ad opera del presidente d’Aula Valeria Baglio.

LA QUESTIONE  DISMISSIONE DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE CAPITOLINO.

Tutto pronto per la vendita di circa 600 immobili del Campidoglio. Si prevede un incasso di circa 308.838.820 euro. La delibera comunale 88/2013, che autorizza l’alienazione di una parte del patrimonio immobiliare di proprietà di Roma Capitale è giunta in assemblea capitolina per l’approvazione decisiva. La maggior parte dei locali in vendita sono nel centro storico. Si contano 294 residenziali, 164 non, e 3 misti.
“Si tratta di un lavoro complesso ereditato dal precedente assessore Nieri – spiega l’assessore al Patrimonio Alessandra Cattoi – Un atto di trasparenza, equità e concretezza che cancella i privilegi salvaguardando le fasce deboli e riattivando gli investimenti in opere pubbliche. Gli immobili posti in vendita sono edifici che non hanno alcun valore strategico per l’amministrazione e i fondi ricavati dall’alienazione saranno restituiti alla città in termini di servizi e investimenti pubblici a partire dall’edilizia residenziale pubblica e opere di manutenzione urbana. Entro l’estate potremo iniziare a vendere”.

Un’opera voluta fortemente da Ignazio Marino.

“Si tratta di un lavoro intenso durato un anno per arrivare a un elenco molto articolato – commenta primo cittadino -, un lavoro di grande trasparenza. Abbiamo, quindi, deciso sin dall’inizio di cambiare direzione rispetto all’opacità portata avanti con la giunta Alemanno. Noi non pensiamo che la priorità di un Comune sia quella di smaltire rifiuti in Senegal o mantenere centri per la macellazione delle carni e quindi abbiamo scelto gli immobili non con l’idea di dismissione ma alienazione di edifici che di fatto non sono strumentali all’attività del Comune in modo da portare a romani e romane risorse. Stiamo compiendo un’operazione estremamente importante e sono sicuro che in poco tempo arriveremo all’approvazione della delibera in Assemblea capitolina”.

La vendita degli immobili avverrà tramite asta, valutando gli attuali valori medi dei mercati indicati dall’Agenzia del Territorio. Ad influenzare il prezzo di vendita comparteciperanno anche i criteri di abbattimento della base d’asta, tra il 10% e il 15%, proporzionali alla durata residua dei contratti di locazione in corso. Ai residenti negli immobili verrà comunque riconosciuto un diritto di opzione per l’acquisto, con un abbattimento del 30% sulla quota di mercato – agevolazione non applicata agli immobili di pregio. Come deterrente per eventuali speculazioni, negli atti di compravendita sarà inserita una clausola che prevede il divieto di rivendita dell’immobile prima di 5 anni.

Porre un freno ai furbetti.

A Roma è venuta a galla l’ennesima “grande bruttezza”. Ci sono case in centro storico con affitti a dir poco ridicoli. Ovviamente solo per “gli amici degli amici”. 90 euro al mese per una casa vista Colosseo. 1000 euro l’anno per una casa di 90 metri quadrati a via dei Coronari, 946 euro per 50 metri quadrati a piazza Trilussa, 516 euro per un appartamento di 40 metri quadrati a Largo Corrado Ricci (Fori imperiali).

“I numeri sono chiarissimi – ha chiarito il sindaco di Roma – Se si divide l’affitto annuale di alcuni beni che abbiamo deciso di alienare c’è qualcuno che per un appartamento in via dei Coronari pagava un affitto di 90 euro al mese. Non si tratta di una svendita ma di un’alienazione di appartamenti che non sono di servizio ai romani. Qualcuno per tanti anni ha avuto dei privilegi, e la politica lo ha permesso, che non sono accettabili. Noi invece puntiamo alla trasparenza. Puntiamo a includere questi 300 milioni nel bilancio 2015, perche’ sarebbero importantissimi per la il rilancio della città”.

Ok mettere fine a certe furbate. Ma svendere gli immobili di pregio con uno “sconto” del 30% agli stessi “fortunati” è la chiave giusta, o è il suggellamento di un’ingiustizia?

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