Campidoglio: ne rimarrà soltanto uno Il vicesindaco Luigi Nieri rassegna le sue dimissioni. Scatta il toto-successore, e Marino raccoglie i "cocci".

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Autore: La Redazione

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Roma perde il suo numero due. Il Campidoglio, segnato dall’ondata di Mafia Capitale, assume sempre più le sembianze di un paesaggio post-tsunami.

C’è chi è caduto nell’impatto, chi è stato trascinato a largo e chi è stato lentamente risucchiato dalla corrente di risacca. Dai primi abbandoni di Daniele Ozzimo, assessore alla Casa, e Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina, entrambi finiti in manette, sono seguite quelle di Liborio Iudicello, segretario generale del Campidoglio e quelle del collaboratore di Ignazio Marino, Mattia Stella. Ora, oltre alle annunciate dimissioni dell’assessore ai Trasporti, Guido Improta, il Comune perde il vicesindaco, Luigi Nieri.

“Mi rivolgo innanzitutto alle persone che, due anni fa, mi hanno concesso la loro fiducia scegliendomi come loro rappresentante in Assemblea Capitolina e facendomi eleggere consigliere comunale, carica dalla quale mi sono dimesso per accettare l’onere e l’onore di ricoprire la carica di vicesindaco e assessore di Roma. La mia città, la città che amo profondamente e nella quale per tanti anni ho svolto battaglie per i più deboli, i più fragili, i senza diritti. Mi rivolgo poi a tutti i cittadini, alle romane e ai romani, per i quali mi pregio di aver lavorato in questi due anni e per tanti anni in passato. Ho svolto i compiti delicatissimi che mi sono stati affidati con la più grande umiltà e serietà, con onestà e trasparenza, senza mai rinunciare ai miei profondi e radicati valori e ideali di sinistra. Mi rivolgo ai dipendenti dell’amministrazione di Roma Capitale, per i quali ho combattuto fino all’ultimo istante. Mi rivolgo al sindaco della nostra città, che mi ha scelto e voluto al suo fianco, che mi ha difeso non una, ma molte volte dagli attacchi vili e strumentali che mi sono stati mossi, in più occasioni, in questi anni. Mi rivolgo ai colleghi di Giunta e alla maggioranza che mi ha appoggiato. Mi rivolgo, infine, al mio staff e a tutti i miei collaboratori che mi hanno permesso di svolgere il mio compito sostenendomi con infinita pazienza e grande professionalità. Mi rivolgo a tutti voi per ringraziarvi della forza, del sostegno, dell’affetto, della fiducia che mi avete concesso e mi scuso con tutti voi se oggi faccio un passo indietro, informandovi di aver consegnato le mie irrevocabili dimissioni dalla carica di vicesindaco di Roma al sindaco Marino”. Così, lo riferisce una nota, quanto scrive sul suo sito il vicesindaco di Roma.

Una decisione improvvisa. Di pancia o obbligata, saranno tempo e procura a fare luce. Nieri, citato più volte nelle carte dell’inchiesta Mafia Capitale, non era stato tuttavia indagato. La lente puntata dall’ex prefetto Giuseppe Pecoraro circa i rapporti tra Salvatore Buzzi e il vicesindaco uscente era diventata insostenibile, al punto da spingere Nieri alla decisione più inattesa. Il nome di Nieri compare in un’intercettazione del 13 giugno in cui boss delle cooperative racconta di un colloquio con il numero due del Campidoglio: “Mentre dicevo se m’aiutava a fa’ cresce la cooperativa, me chiedeva: ‘Ma mi puoi assume questo?’. Gli ho detto: “Ah Lui’, ma uno come fa a assume se tu non crei lavoro?’

Ignazio Marino esprime stima e solidarietà.Luigi Nieri è una persona leale e di specchiata onestà, un gentiluomo dai comportamenti inappuntabili, un amico dell’età adulta (legami più difficili da costruire), un compagno di squadra perfetto che sa sempre far prevalere l’interesse generale della città a ogni altra ipotesi. In moltissime occasioni ha affrontato con me decisioni difficili ma storiche per la città tenendo contro delle idee e della visione piuttosto che degli equilibrismi partitici. Da quando due anni fa abbiamo iniziato la nostra comune esperienza in Campidoglio, gli attacchi pretestuosi quanto violenti, le polemiche artificiose nei confronti di Luigi Nieri non sono mai mancati, fino a raggiungere una intensità umanamente difficile da sopportare – spiega Marino – Luigi ora mi ha comunicato la sua decisione di volersi sentire libero, per rispondere con tutta la forza necessaria alla continua delegittimazione di cui è bersaglio”. “Inoltre, nonostante i dossier delicati affrontati Luigi non è mai stato coinvolto nelle indagini che in questi mesi hanno toccato l’amministrazione – aggiunge il sindaco – Posso affermare con orgoglio ed emozione che abbiamo avviato un cambiamento di Roma basato in gran parte sulle idee, la storia e le capacità di una persona straordinaria come Luigi. Oggi comprendo la sua amarezza. Parleremo insieme nelle prossime ore per affrontare ogni problema“.

E scatta il toto-successore.

Tra in nomi papabili si fanno quelli del presidente del Pd, Matteo Orfini, che al momento però tende ad escludere la sua candidatura. Spunta anche Lorenza Bonaccorsi, romana in forza alla linea renziana, una scelta che senza dubbio aprirebbe una frattura insanabile con Sel e l’inizio di una gestione sempre più spostata verso Palazzo Chigi.

La solitudine di Marino.

E intanto il primo cittadino, tra le rovine di un’amministrazione che ha toccato il fondo, si dichiara pronto a ripartire. Il medico si prepara all’ennesimo rimpasto, con un consenso ai minimi termini e sempre meno facce amiche attorno, con una candidatura alle Olimpiadi da portare avanti e un Giubileo alle porte. L’Highlander ligure difende il suo scranno, una poltrona sempre più scomoda, però, su cui, al di là delle parole, in pochi vorrebbero sedere. Almeno fino  che non torni il sereno.

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