Campidoglio: Ignazio Marino si è dimesso da sindaco Le sue dimissioni saranno "irrevocabili" tra 20 giorni. Dal 2 novembre non sarà più sindaco.

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Autore: La Redazione

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Oggi, 12 ottobre 2015, nonostante le molte – a tratti inattese – manifestazioni di sostegno nei confronti del primo cittadino – Ignazio Marino a formalizzato le dimissioni da sindaco di Roma, consegnandole al presidente dell’assemblea capitolina Valeria Baglio. Da domani scattano i 20 giorni previsti dalla legge passati i quali le dimissioni saranno esecutive ed irrevocabili. Il 2 novembre dunque Marino decadrà dall’incarico.

LE DIMISSIONI

Epilogo di una giornata convulsa, attorno alle 19 di ieri, giovedì 8 ottobre, sono arrivate le ormai scontate dimissioni del sindaco Ignazio Marino:

“Care romane e cari romani, ho molto riflettuto prima
di assumere la mia decisione. L’ho fatto avendo come unica stella polare
l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Quando, poco più di due
anni e mezzo fa mi sono candidato a sindaco di Roma l’ho fatto per cambiare
Roma, strappando il Campidoglio alla destra che lo aveva preso e per cinque
anni maltrattato, infangato sino a consentire l’ingresso di attività criminali
anche di tipo mafioso. Quella sfida l’abbiamo vinta insieme. In questi due
anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato un sistema di governo
basato sull’acquiescenza alle lobbies, ai poteri anche criminali. Non sapevo -
nessuno sapeva – quanto fosse grave la situazione, quanto a fondo fosse
arrivata la commistione politico-mafiosa. Questa è la sfida vinta: il sistema
corruttivo è stato scoperchiato, i tentacoli oggi sono tagliati, le grandi
riforme avviate, i bilanci non sono più in rosso, la città ha ripreso ad
attrarre investimenti e a investire. I risultati, quindi, cominciano a
vedersi. Il 5 novembre su mia iniziativa il Comune di Roma sarà parte civile in un
processo storico: siamo davanti al giudizio su una vicenda drammatica che ha
coinvolto trasversalmente la politica. La città è stata ferita ma, grazie alla
stragrande maggioranza dei romani onesti e al lavoro della mia giunta, ha
resistito, ha reagito.
Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall’inizio c’è
stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei
romani. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa
esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest’aggressione arriva al suo
culmine. Ho tutta l’intenzione di battere questo attacco e sono convinto che
Roma debba andare avanti nel suo cambiamento.
Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso.
Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti.
Per questo ho compiuto la mia scelta: presento le mie dimissioni.
Sapendo che queste possono per legge essere ritirate entro venti giorni.
Non è un’astuzia la mia: è la ricerca di una verifica seria, se è ancora
possibile ricostruire queste condizioni politiche.
Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni. Nessuno
pensi o dica che lo faccio come segnale di debolezza o addirittura di
ammissione di colpa per questa squallida e manipolata polemica sulle spese di
rappresentanza e i relativi scontrini successivamente alla mia decisione di
pubblicarli sul sito del Comune. Chi volesse leggerle in questo modo è in
cattiva fede. Ma con loro non vale la pena di discutere.
Mi importa che i cittadini – tutti, chi mi ha votato come chi no, perché il
sindaco è eletto da una parte ma è il sindaco di tutti – comprendano e
capiscano che – al di là della mia figura – è dal lavoro che ho impostato che
passa il futuro della città. Spero e prego che questo lavoro – in un modo o
nell’altro – venga portato avanti, perché non nascondo di nutrire un serio
timore che immediatamente tornino a governare le logiche del passato, quelle
della speculazione, degli illeciti interessi privati, del consociativismo e
del meccanismo corruttivo-mafioso che purtroppo ha toccato anche parti del Pd
e che senza di me avrebbe travolto non solo l’intero Partito democratico ma
tutto il Campidoglio”.

LA SFIDUCIA

A termine della riunione il sndaco Marino, nonostante il pressing dei partiti di maggioranza, non ha mostrato alcuna intenzione di dimettersi. Il Pd allora ha deciso di procedere per la mozione di sfiducia.

Sfiducia che è arrivata alle 17.40, quando il Pd ha chiesto ufficialmente le dimissioni di Ignazio Marino. E’ questo l’esito della riunione tra assessori Pd del Campidoglio e Matteo Orfini al Nazzareno. Il vicesindaco Marco Causi è poi andato dal sindaco a riferire richiesta.

LA GIUNTA DECISIVA

Il vicesindaco Marco Causi e gli assessori Stefano Esposito e Marco Rossi Doria avrebbero detto durante la giunta che “non sussistono più le condizioni per andare avanti”. I tre esponenti dell’esecutivo erano le tre ultime new entry dopo il rimpasto. Poco dopo i primi due, Causi ed Esposito, hanno rassegnato le loro dimissioni. Un’ora più tardi è stata la volta dell’assessore al Turismo di Roma Luigina Di Liegro, 

 

LA RESA (?)

Dopo la bufera sui rimborsi illegittimi delle spese di Ignazio Marino – la cui veridicità è stata smentita da ogni dove – il sindaco lancia una promessa dal sapore di resa: “Pagherò di tasca mia tutte le spese sostenute con la carta di credito del Comune di Roma. Inoltre rinuncerò alla carta di credito intestata al Comune.”

La volontà di tentare di mettere una toppa all’ennesima buca del primo cittadino è stata annunciata da Marino stesso durante la riunione di giunta tenuta ieri. In seguito, però, ci ha comunque tenuto a mettere alcuni puntini sulle “i”: “Ricordo che sono stato io a mettere on line tutti gli atti di cui si parla in queste ore. Dopo gli anni opachi e neri è la mia amministrazione ad aver portato trasparenza. Faccio questo gesto per i romani, non per chi mi attacca. Ma ora voglio che Roma guardi avanti, guardi all’ impegno per il Giubileo, ai cambiamenti necessari perché i cittadini vivano meglio in una città più moderna e accogliente”. “Guardo all’obiettivo giubilare, all’anno che si apre in anticipo l’8 dicembre e che si chiuderà a fine novembre del 2016. E’ una sfida – ha aggiunto – che Roma, con lo sforzo di tutti i cittadini e con il concorso del governo, saprà vincere. Da due anni c’è il tentativo di sovvertire la scelta democratica dei cittadini. Io continuerò sulla strada del cambiamento e gli stessi cittadini giudicheranno”.

Ricordare che sia stato lui stesso a mettere in rete le spese fatte tende ad essere un foglia di fico per il sindaco. E’ chiaro che le abbia messe lui, ma probabilmente non si aspettava che qualcuno le andasse ad approfondire per identificarne l’autenticità. E comunque, per un primo cittadino la cui onestà è stata più volte sbandierata come un vessillo, come una virtù peculiare – a tratti l’unica -, decidere di restituire i soldi – a questo punto indebitamente utilizzati – alle casse del Comune, tende ad essere un paradosso.

Ad ogni modo, le voci circa un’uscita di scena volontaria del sindaco si fanno sempre più insistenti e la indiscrezioni relative alle dimissioni imminenti si rincorrono anche a Palazzo Senatorio. Lo stesso Pd è in forte pressing per “la testa” dell’ex chirurgo che di certo non sta facendo vivere giorni di grande popolarità al partito democratico capitolino.

“Se Ignazio Marino vorrà prendere delle decisioni ne prenderemo atto”. Così l’assessore alla Legalità di Roma Capitale Alfonso Sabella, da sempre sostenitore del sindaco di Roma.

Alle 12, intanto, è in programma la Giunta per l’organizzazione del Giubileo. La presenza di Marino è in forte dubbio.

LA PROCURA

Mercoledì, in seguito ai diversi esposti depositati da Fratelli D’Italia e dal Movimento Cinque Stelle nei quali si ipotizza il reato di peculato, la Procura di Roma ha deciso di aprire un fascicolo che è stato affidato al pm Roberto Felici, del pool reati contro la pubblica amministrazione guidato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale. Da piazzale Clodio, tuttavia, rassicurano che per il momento non vi è ipotesi di reato.

L’ANTEFATTO

Continua inesorabile il tiro a bersaglio su Ignazio Marino. Il sindaco di Roma ha sempre più le sembianze di un malconcio pungiball, un vecchio arnese oramai in balia dei pugni, anche di chi, fino a poco tempo fa, lo considerava alla stregua di un bene d’altri tempi da preservare.

Dopo l’ultima polemica attorno al sui viaggio negli Stati Uniti, e la conseguente malinconica querelle con nientedimeno che Papa Francesco, troppe cose sembrano non tornare nelle spese di rappresentanza sostenute da Marino tramite la carta di credito del Campidoglio. Da lunedì mattina una serie infinita di esposti sono stati depositati nelle procure di Piazzale Clodio e viale Mazzini. Un assalto, questo, messo in atto dalle opposizioni che ora come non mai sentono l’odore del sangue in casa Pd. Stando a quanto sostenuto da M5s, Fratelli d’Italia e Lista Marchini, al netto di tutto, il plafond mensile del sindaco di Roma sarebbe passato in poco tempo da 10mila a 50mila euro.

Dando una rapida occhiata alle circa 500 pagine tra estratti conto, scontrini e ricevute forniti da Marino, sono diverse le anomalie, soprattutto per quanto riguarda le cene. Una su tutte riguarda 260 euro per 6 persone spese all’Antico Girarrosto Toscano la sera di Santo Stefano 2013. La motivazione del primo cittadino parla di “un incontro con alcuni rappresentanti della stampa per illustrare le iniziative dell’amministrazione a carattere sociale per il periodo natalizio”.

Ora, già credere che Marino porti a cena 6 giornalisti – considerato il suo modus comunicandi – può risultare strano, la sera dopo il giorno di Natale, poi, lo rende quantomeno grottesco. Il fatto che il ristorante, casualmente, sia a pochi metri dalla casa della madre dello stesso sindaco, invece, rende il tutto tragicomico.

Ad ogni modo l’ex chirurgo non sembra cedere. All’angolo, sferra colpi a vuoto, che non hanno alcuna velleità di andare a segno.

Se questa campagna offensiva dovesse continuare Roma Capitale sporgerà querela”: così in una nota il Campidoglio, sottolineando che tutto “è stato messo online”. “Ogni altra ricostruzione è offensiva, orientata da interessi politici e priva di ogni fondamento”.

Il capogruppo della lista Marchini, Alessandro Onorato, ha rincarato la dose, facendo sapere: “Consegneremo tutti i documenti alla Corte dei Conti, certi che i giudici contabili faranno chiarezza”. Per Onorato, “le spese di rappresentanza di Marino pagate con la carta di credito del Comune sono troppo spesso finalizzate ai rapporti personali del sindaco piuttosto che alla promozione della città. Che senso ha, infatti, pasteggiare ad aragoste, tartare e vini pregiati a spese dei romani – accusa – se nulla ha a che fare con l’amministrazione della città? Perché a Firenze ha pagato con la carta comunale un banchetto con giornalisti di testate locali fiorentine? Perché far pagare al Comune cene con chirurghi stranieri che partecipavano a un convegno sul traffico di organi per i trapianti, visto che il Campidoglio non si occupa di sanità? Perché offrire cene innaffiate di champagne a deputati e senatori che già ricevono super stipendi dai contribuenti? Non li poteva vedere in Campidoglio e tenere la carta di credito comunale a riposo?“.

“La spesa effettuata solo con la carta di credito per le spesucce di prima necessità tipo alberghi di lusso, noleggiatori di limousine, ristoranti di lusso è stata pari a circa 50.000 Euro”, rincara su Fb il consigliere pentastellato Marcello De Vito.

La sensazione è che mai come ora per l’Extraterrestre si sia fatto il tempo di tornare a casa.

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