Addio Antonio Calabrò, il medico dei poveri Ieri si è spento il cardiologo che ha dedicato la sua vita per gli emarginati della Capitale.

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Autore: La Redazione

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Antonio Calabrò non era solo un cardiologo dell’ospedale Fatebenefratelli, era molto di più. Era il medico dei poveri, dei senzatetto, dei migranti, degli ultimi. Armato di sciarpetta arcobaleno e una vecchia borsa da medico, Antonio era riuscito faticosamente ha realizzare una sorta di ambulatorio, all’interno di un malconcio container, a piazza dei Decemviri, dove poter visitare i suoi pazienti più emarginati. Ovviamente senza farsi pagare, lui lo faceva così, per istinto, per amore, per profonda umanità.

I suoi occhi erano per quelle periferie dimenticate dallo stato, dalla società, da quei benpensanti, magari cattolici, ma fedeli solo al proprio egoismo, che non conoscono il significato di carità e misericordia. Antonio era cattolico e cristiano, ma di quei credenti che hanno testimoniato la loro fede con opere e gesti concreti, non solamente con le liturgie del caso. Così Antonio amava raccontarsi: “Il mio cammino è iniziato nel 1972, a diciotto anni, sull’emozione del Concilio Vaticano II, che si era appena concluso. La mia formazione proviene dai Salesiani della Chiesa Don Bosco: sono cresciuto e mi sono formato sui libri dei teologi della liberazione. Nel momento in cui mi sono laureato, ho capito che dovevo scendere per strada, abbracciando la teoria ‘dai Cristi appesi in Chiesa ai Cristi che camminano’. Il diritto alla salute non è monetizzabile, è un diritto per tutti. Ho così stretto rapporti con i Missionari comboniani, e in particolar modo con Alex Zanotelli, con cui condivido lotte e valori”.

Ieri Antonio se ne è andato. Così, in silenzio, lontano da alcun riflettore. Come la sua vita, alla quale ha donato il senso più alto e nobile che ci sia: amando il prossimo più di se stesso.

Ciao Antonio, oggi il mondo è un po’ più vuoto.

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